giovedì 29 ottobre 2015

Mosche a Scopeti (5)




Possiamo a questo punto chiederci quale fu l’influenza, sul piano investigativo, del duplice delitto di Scopeti e della sua errata datazione. Abbastanza paradossalmente, i carabinieri sono da subito convinti che il principale sospetto gliel’abbia fatta sotto il naso. Infatti, dopo un mese di pausa, dal 19 settembre al 16 ottobre, i controlli e i pedinamenti nei confronti di SV riprendono in maniera massiccia: a partire dal 4 novembre SV sarà controllato 24 ore su 24, ovviamente senza esito alcuno, giacché si tratta del proverbiale chiudere la stalla una volta che i buoi sono scappati. Con la collaborazione di Stefano Mele, tra settembre e ottobre, si torna a scavare sui fatti dell’agosto 1968 e sulla morte della prima moglie Barbarina nel 1960, fatto per il quale SV sarà infine arrestato e portato a processo.

Quanto allo specifico delitto di Scopeti, il Torrisi elabora un’ipotesi secondo la quale SV avrebbe potuto compiere il delitto tra le 20 e le 20.45 della domenica, passare dagli amici per procurarsi un alibi, tornare a casa, indi uscire dopo la mezzanotte, terminate le ore di sorveglianza, per andare ad imbucare, a San Piero a Sieve, la missiva alla Della Monica. L’attendibilità di questa ricostruzione è a mio parere minata alla base dalla valutazione dei resti di pasta e carne rinvenuti nello stomaco delle vittime, che, sempre che i periti non abbiano commesso anche sotto questo aspetto un sesquipedale errore, rimandano ad un decesso avvenuto almeno due ore dopo l’ultimo pasto. A (parziale) onore del Torrisi, bisogna però dire che fu l’unico tra gli inquirenti a valutare la possibilità di una diversa data di commissione del delitto; tanto da non escludere una retrodatazione addirittura al venerdì sera, come si vede nel seguente passaggio del rapporto già citato: <<È il caso di sottolineare infine, che il VINCI Salvatore dalle ore 23,00 del 7 settembre 1985, sino alle ore 09,30-10,00 del giorno dopo, sarebbe rimasto in casa, ma nessuno può escludere che possa essere uscito dalla mezzanotte in poi, non appena i militari hanno ultimato il servizio, né peraltro è da scartare la possibilità, salvo obiettivi elementi di riscontro, che la morte dei due francesi risalga alla notte sul 7 settembre>>. Da indiscrezioni ricevute so che sia il PM Izzo sia il colonnello Torrisi sono rimasti convinti fino all’ultimo della colpevolezza di SV, pur consci di non essere riusciti a dimostrarla.

L’ala non sardista della Procura, ossia Vigna, Canessa e Fleury, (per coincidenza, i tre PM che dopo l’omicidio di Scopeti ricevettero buste con proiettili Winchester cal. 22) chiuse invece definitivamente con la pista sarda; - più probabilmente l’aveva fatto già dopo Vicchio e il fiasco dell’arresto dei cognati Mele e Mucciarini - e indirizzò la SAM, organismo al quale i carabinieri partecipavano molto tiepidamente, su altre strade, che si concretizzarono, dopo un prolungato silenzio del Mostro, solo nel 1989-90.

L’abbandono della pista sarda fu dovuto proprio al fatto che non vi erano altri appartenenti al gruppo da inquisire e i precedenti erano in carcere o “sotto osservazione” dei CC mentre avvenivano gli omicidi. Il concetto è chiarito da Ruggero Perugini nella sua deposizione del 15 giugno 1994 al processo Pacciani. A domanda dell’avvocato Santoni Franchetti, anch’egli fedele seguace della pista sarda, l’ex capo della SAM risponde in questi termini (che traggo come sempre dalla trascrizione dell’udienza presente in “Insufficienza di prove”).

A.S.F.: Precedentemente si è parlato anche delle cosiddette “piste alternative”, perché furono abbandonate o meno. Poi il discorso venne, nelle scorse udienze venne abbandonato. Ora le volevo fare alcune domande su questo. Lei ha detto che per quanto riguarda - faccio riferimento alla sentenza di archiviazione del dottor Rotella, del giudice istruttore - alcune posizioni, non indagaste più perché, ovviamente mentre queste persone erano detenute, l'assassino ha colpito ancora, giusto?
R.P.: Erano detenute o erano sotto osservazione dei carabinieri.
A.S.F.: Sotto osservazione.
R.P.: Perché non tutte erano detenute.
A.S.F.: Una cosa diversa è essere detenuti durante un omicidio.
R.P.: Salvatore Vinci non era detenuto.
A.S.F.: Oh, io sto parlando apposta di Salvatore Vinci.
R.P.: Si.
A.B.: E c’è un alibi così e così…
A.S.F.: Ecco, io volevo chiedere, appunto… R.P.: No avvocato, io ho stima dei carabinieri.
A.B.: Va be’, grazie , io ho stima di tutti…
R.P.: Se i carabinieri dicono che ce l'avevano sotto osservazione, io devo dedurre…


Abbiamo però visto quanto efficace fosse l’osservazione alla quale era sottoposto nel settembre 1985 Salvatore Vinci.

(Continua)

martedì 27 ottobre 2015

Mosche a Scopeti (4)




Stabilito con buona probabilità che:
1. il delitto di Scopeti avvenne il venerdì sera, presumibilmente tra le 23 e le 24 (come da resti indigeriti di cibo ritrovati nello stomaco delle vittime in corso di autopsia);
2. il venerdì 6, contrariamente al programma, SV non venne controllato / pedinato;

e sapendo che;
3. le vittime arrivarono a San Casciano probabilmente nel primo pomeriggio del 6, montando subito la tenda nella piazzola degli Scopeti (allegato 57 del rapporto);
4. forse fecero un giro nei dintorni (Nadine venne vista acquistare uva in un negozio nella vicina frazione di Sant’Andrea in Percussina, ammesso che l’identificazione, condotta sulla nota foto apparsa sui giornali, sia da considerare valida);
5. cenarono alla festa dell’Unità di Cerbaia, come da testimonianza di Angelo Cantini ai CC il 17 settembre 1985, confermata nella deposizione al processo CdM del 19 dicembre 1997,

occorrerebbe verificare se sia possibile collocare il sospetto in San Casciano nel ristretto spazio temporale che va dall’arrivo dei francesi alla piazzuola alla loro uccisione.

L’assassinio di vittime in tenda rappresenta una problematica ulteriore rispetto ai rimanenti delitti, con la parziale eccezione di quello dei ragazzi tedeschi di Giogoli, che personalmente ritengo sia stato un fallimento nell’ottica dell’assassino. Quanto è credibile un serial killer marauder che passando nottetempo da via degli Scopeti individua una tenda e sceglie d’impeto gli occupanti come bersaglio senza in realtà conoscerne il sesso, l’età o altro? Senza essere certo che gli occupanti della tenda corrispondono alle vittime di sua elezione? Oltretutto avendo già sperimentato in precedenza l’errore di sparare contro un furgone chiuso e scoprire, subito dopo, di aver ucciso due uomini anziché la desiderata giovane coppia di amanti?

Non possiamo che fare delle illazioni, cercando di scegliere la più fondata.

Individuerei tre diverse possibilità:
1. i ragazzi vengono individuati mentre montano la tenda, appena arrivati sul posto: come furono visti dal teste A.B., possono ugualmente essere stati visti, in maniera del tutto casuale, dall’assassino;
2. i ragazzi vengono notati alla festa di Cerbaia e seguiti in auto fino alla piazzola;
3. l’assassino non sa nulla delle vittime, ma ha casualmente scelto la piazzola degli Scopeti come luogo di un agguato notturno; giunto sul posto, trova una tenda anziché l’auto che si aspetterebbe, si rende conto, ad esempio ascoltando voci e rumori provenienti dalla tenda, che all’interno vi è una coppia, forse intenta ad attività sessuale, e decide di attaccare.

A queste bisogna aggiungere la tenue ipotesi, formulabile sulla base di alcune testimonianze, sia contemporanee ai fatti che ampiamente successive, che prima dell’arrivo delle vittime sulla piazzola stazionasse un’altra coppia in un’altra tenda e che Nadine e Jean Michel si siano, per loro somma sfortuna, inconsapevolmente sostituiti a questa prima coppia nel ruolo di vittime designate.

Mentre le ipotesi 1 e 2, senza ovviamente escludere nulla con certezza, indicano piuttosto un soggetto residente nelle vicinanze di San Casciano o che quanto meno ha modo e ragione di percorrere via degli Scopeti in orario pomeridiano, un soggetto che partecipa alle feste e sagre dei dintorni, l’ipotesi 3 lascia il campo del tutto aperto. Una volta appreso, per esperienza diretta o in altro modo, che la piazzola degli Scopeti è luogo frequentato da coppiette, come senz’altro era, qualsiasi assassino, ovunque residente nell’ambito provinciale e oltre (Vicchio, Montelupo, Prato, via Cironi ecc.), non avrebbe incontrato soverchie difficoltà a recarvisi prima di mezzanotte e tentare la sorte.

Bisogna dunque valutare la verosimiglianza – fisica e psicologica - di situare SV in una delle tre situazioni sopra delineate, sapendo che:
1. SV è, teoricamente, sottoposto a controllo (sorveglianza dell’abitazione e pedinamenti) a decorrere dal 1 luglio 1985;
2. è probabile che SV sia ben cosciente di essere sotto osservazione, come commenta lo stesso Torrisi: <<se non fossimo consapevoli che il servizio è stato espletato con la massima attenzione e cura (sic! sottolineatura mia), con l'impiego di personale qualificato, si direbbe che queste non sono le sue reali abitudini, evidentemente perché il soggetto sin dai primi pedinamenti si sarebbe accorto di essere seguito>>;
3. il controllo presenta buchi clamorosi anche all’interno dell’attività programmata. L’inefficacia della sorveglianza messa in atto dai CC nel periodo in questione è peraltro attestata nella stessa sentenza di proscioglimento del giudice Rotella, che scrive: << Da un certo momento in poi i carabinieri attestano un controllo in talune ore serali e in certi giorni della settimana, ma essi stessi (v. rapporto menzionato [ossia Torrisi]) dubitano della continuità ed efficacia del controllo>>.

Poiché la valutazione è altamente soggettiva, mi astengo dall’esporre la mia idea personale, che ben poco aggiungerebbe alla ricostruzione.

(Continua)

sabato 24 ottobre 2015

Mosche a Scopeti (3)





Premetto che in questa sezione saccheggerò a piene mani i documenti di studio pubblicati dal forumista mostrologo Hazet (e in parte anche le sue idee) e che sono ora disponibili agli iscritti al forum “Occhio ragazzi” (occhioragazzi.securibox.net/ ).

Salvatore Vinci (nel seguito SV) era nel settembre 1985 il principale – potremmo dire l’unico – sospettato da parte dei carabinieri e dell’ala sardista della procura (PM Izzo), da quando (12 giugno 1984, quindi pre-Vicchio) Stefano Mele lo aveva prepotentemente reinserito nella mutevole lista degli autori del delitto di Signa. Pertanto, SV è il numero uno nella lista dei perquisiti e interrogati elencati nel rapporto preliminare del 14 settembre e l’unico, insieme col Calamosca, a dover dare conto dei suoi movimenti nelle giornate del 6, 7, 8 settembre. Limitandoci, per quanto scritto nelle puntate precedenti, al venerdì 6, il succo risultante dal rapporto è che SV dichiara che in quella giornata “non è uscito di casa” (Nota: il verbale, allegato n. 12 al rapporto giudiziario, non mi è disponibile). Vengono sentiti anche parenti (convivente, un figlio) e conoscenti (la coppia di amici storici B.), ma sembra che non si parli affatto del venerdì; segno abbastanza evidente del pregiudizio di cui abbiamo già parlato. Viene anche riferito l’esito degli appostamenti e pedinamenti eseguiti nei confronti di SV nei giorni del 7 e 8 settembre (allegati 19 e 20 al verbale), senza far parola di venerdì 6. Potrebbe sembrare un’omissione ininfluente e voluta dell’estensore in quanto il venerdì poteva non esserci nulla di rilevante nel verbale; ma chi cercasse traccia dei movimenti di SV in un ipotetico verbale allegato n. 18 lo farebbe invano: infatti il verbale allegato 18 è quello relativo alle operazioni di intercettazione telefonica sull’utenza di SV, mentre nell’ordine numerico seguono immediatamente i verbali di sorveglianza n. 19 e 20 (appunto sabato e domenica).

Facendo un salto in avanti nel tempo, passiamo al 22 aprile 1986, quando il grande accusatore di SV, il colonnello Nunziato Torrisi, comandante del Reparto Operativo dei carabinieri presenta alla procura e all’ufficio del G.I. il suo rapporto giudiziario. In esso, si delineano con apparente precisione, tra l’altro, le fasi dei controlli cui era stato sottoposto SV ad opera dei carabinieri, scrivendo: <<(…)seconda fase, dal 1º luglio 1985 all'8 settembre 1985, eseguiti nei giorni di venerdì, sabato e domenica, dalle ore 20,00 alle ore 24,00 >>. Qualche pagina dopo, però, si scrive che <<A proposito dell'alibi fornito dal VINCI Salvatore, si precisa che, nel corso dei servizi di osservazione eseguiti da militari del dipendente Nucleo Operativo, dalle ore 20,00 alle ore 24,00, dei giorni di sabato e domenica (sottolineatura mia), nei pressi dell'abitazione dello stesso, per controllare i suoi movimenti, con l'ausilio dell'ufficiale di p.g. che segue le operazioni di intercettazione, in atto sin dal 27 aprile 1985, è emerso che: − sabato 7.9.1985, il VINCI Salvatore (…); − domenica 8.9.1985 (…)>>. Si tratta di null’altro che della riproposizione letterale, parola per parola, del testo del rapporto del 14 settembre 1985. E il venerdì? Non aveva appena scritto il Torrisi che i controlli erano eseguiti <<nei giorni di venerdì, sabato e domenica>>? Ma sembra chiaro che nello stendere il suo rapporto dell’aprile 1986, Torrisi non ha a disposizione altro che il rapporto preliminare del 14 settembre con gli allegati e che nel suddetto rapporto preliminare non si parla di controlli eseguiti il venerdì e non esiste un verbale allegato descrittivo di una sorveglianza effettuata il venerdì. Del resto, per sua ammissione, Torrisi all’epoca era fuori Firenze e non aveva contezza diretta dello svolgimento dell’attività investigativa nei giorni dal 6 al 9 settembre. Per cui sembra proprio che, contrariamente al programma di sorveglianza, per motivi a noi ignoti, nella giornata di venerdì 6 non fu effettuato alcun controllo.

A questa conclusione si arriva anche per via indiretta, dalla lettura del testo già citato “Scopeti. Giustizia mancata” di Adriani-Cappelletti-Maugeri, i quali hanno potuto visionare il rapporto completo di allegati, tra cui il riepilogo delle intercettazioni telefoniche. Nel testo si legge. <<Vinci, sentito dai CC. del Nucleo Operativo alle ore 16:00 di quello stesso 9 settembre, dichiara di essere rimasto in casa nel pomeriggio del venerdì e nella successiva serata del sabato e ciò sarebbe confermato dal di lui figlio. Sennonché il riepilogo delle intercettazioni sulla sua utenza (allegato 18 del citato rapporto) dà atto per la giornata di venerdì 6 settembre di varie telefonate che egli effettua da fuori, chiamando la propria utenza domestica sino alle 20:03. Dunque, l'alibi di Salvatore Vinci per tale giorno non appare del tutto convincente.>> Se ne deduce senza troppo sforzo che non è vero, come dichiarato dall’indagato, che il venerdì 6 lo stesso non si era mosso da casa e che non si ha alcuna informazione su come egli abbia trascorso la serata, al di fuori della sua dichiarazione (in mancanza di indicazioni eventualmente presenti nei SIT della convivente e del figlio). E’ un peccato che il colonnello Torrisi, che dedica parecchie pagine a illustrare dettagliatamente le telefonate notturne di SV tra domenica e lunedì, non si sia apparentemente accorto di questa incongruenza.


(Continua)

venerdì 23 ottobre 2015

Mosche a Scopeti (2)




Ammettiamo dunque, poiché a questo punto i dati investigativi, tanatologici ed entomologici sembrano coincidere, che il duplice omicidio di Scopeti sia avvenuto con buona probabilità il venerdì 6 anziché la domenica 8 come da racconto dei testi Alfa e Beta corroborato da riscontro di Gamma e Delta. D’altra parte, a rafforzare la versione ufficiale, non vi sarebbero solo i “testimoni algebrici”; in una recente trasmissione televisiva (L’Apriscatole, su Italia 7) l’avv. Bertini, già legale di Giancarlo Lotti, ha parlato, forse ottimisticamente, di dodici testimoni che avrebbero visto gli autori del delitto sul luogo (o, immaginiamo, nelle vicinanze) la sera della domenica.

Chi ha una certa dimestichezza sul caso, avendo ad esempio letto il testo di Adriani – Cappelletti – Maugeri dedicato al delitto o le trascrizioni delle udienze pubblicate su “Insufficienza di prove”, sa già qual è il peso reale di questi testi e di questi riscontri esterni, per cui è abbastanza inutile ripetere cose già dette e ridette.

Come si giunse a una datazione che, alla luce delle consulenze entomologiche del 2003 e del 2015 sarebbe sbagliata addirittura di due giorni? Non certo per incastrare Pacciani, il cui nome era ancora di là da venire; e neppure, ritengo io, per procurare un alibi al medico di Perugia che, da sabato 7, pur tenendo conto dei fusi orari, si trovava negli USA. In realtà, i dubbi che aleggiavano sui membri dell’equipe di medicina legale fiorentina dell’epoca non sembrano aver sfiorato l’attore principale, il Dott. Mauro Maurri, che già nel tardo pomeriggio del martedì, ad autopsia della vittima maschile non ancora effettuata, si pronunciava “senza dubbio” per un delitto avvenuto la notte della domenica (La Città, 11 settembre 1985). Da cosa il Prof. Maurri traesse tale certezza non è in realtà dato sapere, anche perché, a giudicare dalla trascrizione parziale della perizia apparsa in rete, il dato fondante sembra la mancanza, sul corpo di Jean Michel, di segni di intervento della piccola fauna cadaverica, intesa non come larve di ditteri, che ci sono ( e in perizia vengono prima confermate e poi negate, con evidente errore logico), ma di topi e formiche: il che sembra un elemento assai debole per una valutazione tanatocronologica. Anche l’idea - malevola ma non tanto astrusa – che il perito si sia inchinato al peso delle testimonianze, le quali asserivano di aver visto in vita le vittime la mattina della domenica, risulta in realtà infondata: infatti, i testi Borsi e Bonciani vennero verbalizzati il giorno 12, due giorni dopo l’acquisita certezza del perito in merito alla data del delitto; sicché si può pensare semmai, al massimo, ad una conferma ad abundantiam di un’ipotesi diagnostica già formulata. Sembra dunque semplicemente trattarsi di un pre-giudizio: la credenza nel fatto che, data la scoperta di un omicidio ad opera del cd Mostro di Firenze in un dato giorno, il delitto dovesse risalire per forza di cose al giorno immediatamente precedente, come era di fatto avvenuto in tutti i casi fin allora verificatisi, compreso il delitto di Giogoli, in cui le vittime si trovavano all’interno di un pulmino. La notevole frequentazione, diurna e notturna, della piazzola degli Scopeti può, infine, aver fatto pensare che i corpi non potevano aver stazionato lì per due giorni senza venire avvistati; senza però tener conto che i cadaveri erano parzialmente occultati e non immediatamente visibili. Neppure è da trascurare l’ipotesi che qualcuno abbia veramente visto i corpi, ma si sia ben guardato dall’avvisare le Forze dell’Ordine: l’incertezza tra apertura / chiusura della tenda può dare adito a qualche illazione.

Ciò detto, e riconosciuto ormai che sfortunatamente il Dott. Maurri sbagliò di almeno un giorno e probabilmente di due nello stabilire la data del delitto, si può provare a vedere come e in quale misura l’errata datazione influenzò le indagini successive. Il rapporto preliminare del Nucleo operativo dei Carabinieri datato 14 settembre, quindi solo cinque giorni dalla scoperta del delitto, fa chiaro che le persone interrogate (che sono, ovviamente, quelle indagate o segnalate in relazione ai casi precedenti) furono chiamate a rispondere prevalentemente dei propri movimenti nel pomeriggio sera di domenica e che le verifiche, con un’unica eccezione, della quale si dirà in seguito, furono abbastanza blande. E’ probabile che la medesima attenzione concentrata sulla domenica si sia avuta in tutti gli altri casi di escussione di possibili sospetti o persone informate sui fatti dei quali non vi è documentazione disponibile.

L’eccezione, ma anch’essa parziale, riguarda Salvatore Vinci.

(Continua)

mercoledì 21 ottobre 2015

Mosche a Scopeti (1)






Ritorno - temporaneamente - in campo con qualche informazione sugli sviluppi più recenti.

Il clou del III Convegno sul Mostro di Firenze (a mio personale parere e ovviamente senza voler affatto sminuire gli interventi degli altri relatori) è stata la relazione della Dott.ssa Simonetta Lambiase, entomologa forense, ricercatrice presso l’Università di Pavia, già intervistata da Paolo Cochi all’interno del suo documentario sul duplice omicidio di Scopeti.

Premesso il dato di fatto (ohimè) che relativamente al sopralluogo del 9 settembre pomeriggio esistono solo foto del cadavere della vittima femminile ed un’unica foto di Jean Michel, che però non è utile per l’osservazione in quanto il corpo è raffigurato parzialmente e nascosto tra i cespugli, la Dott.ssa Lambiase ha confermato che

1. i simpatici volatili non depongono al buio;

2. le larve non sono riconoscibili attribuibili a specie né a generi attraverso una fotografia, ma i ditteri più comuni, che per primi colonizzano un corpo, appartengono alla famiglia dei Calliforidi (Calliphoridae) e possibilmente dei Sarcofagidi (Sarcophagidae) - i primi depongono uova e i secondi larve, pertanto poco utili per la valutazione dell’intervallo post-mortale - pertanto le immagini riprese devono rappresentare probabilmente esemplari appartenenti almeno ai Calliphoridae;

3. sulle foto sono comunque riconoscibili larve in diverso stadio di sviluppo, almeno L1 e L2 (che corrispondono ai termini I, II Instar ecc. che abbiamo letto altrove);

4. l’analisi dal punto di vista entomologico delle foto disponibili dei cadaveri (ore 17 ca. del 9 per Nadine, ore 12 ca. del 10 per Jean Michel) esclude una ovodeposizione risalente alle prime luci del lunedì – e conseguentemente la commissione del delitto nella notte tra domenica 8 e lunedì 9, come affermato dalla versione accettata nelle sentenze.

Fin qui, si tratta di una conferma di notizie già apparse in rete dopo la diffusione delle prime interviste filmate tratte dal documentario e, in fin dei conti, della riproposizione (ma questa volta sulla base di foto di entrambi i cadaveri) delle conclusioni cui era giunto il prof. Introna già diversi anni fa. A giudizio della relatrice, infatti, per le mosche che depongono uova (Calliforidi) non si può assolutamente pensare ad un intervallo, tra la deposizione e la schiusa, inferiore a 18-20 ore, mentre per arrivare allo stadio L2 sono comunque necessarie, alla temperatura media di 23° C, circa 50 ore.

Il dato che ritengo qualitativamente superiore è che la Dott.ssa Lambiase non si è limitata a riportare le informazioni presenti in letteratura o ricavate dalla propria attività scientifica, ma ha cercato una conferma attraverso un esperimento condotto nello stesso luogo, piazzola di Scopeti, e nello stesso periodo dell’anno in cui avvenne l’omicidio, ossia nei giorni dal 7 al 9 dello scorso mese di settembre, alla luce del fatto che le temperature del 2015 sarebbero state molto simili a quelle del 1985. L’esperimento è stato condotto deponendo pezzi di carne contenuti in gabbiette in due luoghi contigui della piazzola di Scopeti e verificando poi lo sviluppo delle larve deposte dai ditteri dopo uno, due e tre giorni.

Dalla sperimentazione è risultato che

1. le specie che depongono sul luogo sono di fatto prevalentemente Calliforidi e secondariamente Sarcofagidi;

2. uno sviluppo larvale analogo a quello rilevabile dalla documentazione fotografica del delitto riporta ad un termine per l’ovodeposizione che, fatti i debiti calcoli e ricondotto alle date del 1985, si situa all’interno della giornata del sabato, in parole povere presuppone un delitto avvenuto nella notte del venerdì.

Alla mia osservazione che lo stazionamento del cadavere di Nadine nella tenda potrebbe aver accelerato lo sviluppo delle larve, la Dott.ssa Lambiase ha risposto che anche ammettendo una temperatura media più elevata durante le ore di insolazione non si arriverebbe a spostare la deposizione al giorno successivo (domenica). Mi ha anche chiarito che le mosche penetrano facilmente i pertugi più angusti, per cui solo una chiusura totalmente ermetica della tenda – di fatto impossibile, considerati anche i fori dei proiettili - avrebbe impedito la deposizione.

Che dire? L’ipotesi di un delitto da situare temporalmente al venerdì era già stata fatta sulla base di dati non scientifici, ma meramente investigativi. La conferma scientifica che abbiamo avuto è di prim’ordine, perché condotta da un’addetta ai lavori con metodo sperimentale in situazioni ambientali che dobbiamo ritenere ampiamente sovrapponibili a quelle originali. Senza saperlo, la Dott.ssa Lambiase ha risposto anche alle obiezioni di alcuni inguaribili scettici di mia conoscenza, che spero mi leggano.

Di seguito svolgerò qualche considerazione sulle implicazioni che possono derivare dalla certezza ormai definitivamente acquisita che la data ufficialmente attribuita al delitto è sbagliata – e probabilmente non di poco.


(Continua)

mercoledì 29 luglio 2015

Vacanza-lavoro

Rientro brevemente nel blog per informare che per un paio di mesi non avrò il tempo materiale di postare articoli minimamente complessi a causa dell'impegno dovuto alla redazione di un nuovo testo (ohimè non mostrologico). Intendo limitarmi a qualche breve commento o spunto sulla pagina Facebook, all'indirizzo che voi tutti certo conoscete, vero?
ah no? male, molto male.
https://www.facebook.com/pages/Storia-del-Mostro-di-Firenze-Vol-1-Lesordio/326646060809632

Voglio però ricordare ai pochi distratti l'assoluta necessità di leggere (e rileggere più volte) l'ottimo, approfondito e documentatissimo articolo con cui il grande Master è tornato in campo facendo quanto più possibile chiarezza sulla reale data del duplice omicidio di Scopeti; articolo leggibile qui: http://calibro22.blogspot.it/2015/06/ultima-fermata-scopeti.html
e da cui mi permetto di trarre questa immagine relativa ai simpatici insetti che tanto ci hanno occupato nell'ultimo periodo.