mercoledì 4 novembre 2015

Mosche a Scopeti (8)



Il 19 settembre 1985 Pacciani fu visitato dai carabinieri a seguito della ben nota lettera anonima inviata da un vicino e fornì informazioni sul modo in cui aveva trascorso sia il sabato che la domenica. Quel verbale l’hanno letto in pochi; vi si troverebbe, relativamente al pomeriggio della domenica, un primo accenno alla festa dell’Unità di Cerbaia, al guasto dell’auto Ford Fiesta, che sarà smentito dal meccanico Fantoni, al resto della serata trascorso alla Casa del Popolo di Mercatale. Trascrivo il brano del SIT del 19 settembre citato nella sentenza Ognibene: <<In località Cerbaia mi si scaricò la batteria dell'auto e un meccanico, certo Fantoni Marcello, che lavora presso l'officina meccanica Bellini di San Casciano, al quale chiesi il parere del guasto, il quale mi rispose che c'era la batteria scarica, e con una spinta la misi in moto>>. Quanto al sabato, nulla di preciso si sa, ma non sembra ci siano accenni alla festa di Cerbaia. Poiché la prima versione data da Pacciani copre il tempo solo fino alle 22 di domenica, è evidente che l’alibi fornito non consiste tanto nella partecipazione alla festa, quanto nel guasto alla macchina, che gli avrebbe naturalmente impedito di recarsi in giro per le campagne di San Casciano a commettere gli omicidi e ancor più fino a San Piero a Sieve a imbucare la lettera. Quando (e se) sia realmente avvenuto il guasto all’auto Ford Fiesta, le sentenze non sono state in grado di accertarlo con relativa sicurezza e a questo punto non sembra neppure di soverchia importanza.

Raccogliamo le idee, senza ormai scendere in ulteriori particolari: se il delitto non è della domenica 8, non solo crollano le testimonianze Lotti e Pucci, ma anche tutti gli altri cosiddetti riscontri esterni, da Ghiribelli in giù, che videro o credettero di vedere (o di sentire) qualcosa di significativo proprio nella tarda serata della domenica. Ma non solo: vengono a essere svuotate di significato probatorio anche le testimonianze Nesi bis (relativamente all’incrocio con Pacciani tra via degli Scopeti e via di Faltignano) e Ivo Longo, testimonianze “nuove”, acquisite in corso di dibattimento, che fecero pendere nettamente la bilancia del giudizio a sfavore di Pacciani. Chi ha letto la sentenza Ognibene sa a quali acrobazie debba ricorrere il giudice per accordare le testimonianze rese dal Nesi e dal Longo alla ricostruzione dei fatti convalidata dalla sentenza stessa. In sostanza, retrodatando il delitto si ritorna alla situazione pre-processo, all’udienza preliminare in cui il GIP Valerio Lombardo dispose il rinvio a giudizio di Pietro Pacciani; e all’epoca il raccolto degli inquirenti per collocare Pacciani a Scopeti in prossimità temporale del delitto era ben scarso( Joseph Bevilacqua?). Possiamo bene immaginare l’effetto sul processo di una diversa datazione dell’episodio.

Torniamo un attimo ancora a Salvatore Vinci. Anche per lui vale un discorso analogo. La sorveglianza messa in atto dai carabinieri non valse ad incastrarlo, ma neppure a scagionarlo decisamente; tanto è vero che proprio dopo Scopeti le misure di controllo vennero intensificate e si riaprì il lontano episodio della prima moglie. Se poi il delitto avvenne di venerdì, SV aveva tutte le possibilità di compierlo – esattamente come migliaia di altre persone.

In conclusione, le conoscenze acquisite in merito alla reale data della morte dei francesi possono avere solo una valenza “in negativo”: mentre i sospetti restano, le certezze fondate su falsi testimoni crollano irrimediabilmente. Senza voler essere a tutti i costi pessimista, ho la sensazione che oggi ogni ulteriore approfondimento sul caso non possa avere che effetti, appunto, “in negativo”: screditare un’ipotesi investigativa senza tuttavia avvalorarne altre. Pure, già l’essere certi che le cose non andarono come ci vennero raccontate, non è poca cosa.

(Fine)

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