domenica 20 aprile 2014

21 agosto 1968


Il 1968

 Alla fine, la storia del delitto di Signa si gioca tra due somme improbabilità.

La prima: che un assassino seriale al suo esordio, del tutto estraneo, abbia risparmiato il bambino, conducendolo poi, non si comprende per quale motivo ed a grave rischio di essere colto sul fatto, fino alla casa di De Felice; a questo si dovrebbe accompagnare che il Mele abbia saputo tutto quello che sa sul delitto dal bambino stesso e dagli investigatori, che la sua malattia proprio quel giorno sia stata reale, che il bambino abbia protetto l'ignoto assassino non parlandone mai, che si sia inventato l'episodio dello zio Piero e altro che forse ora mi sfugge…

La seconda: che la pistola (e con grande probabilità anche i proiettili) usata da uno o più del gruppo dei sardi sia poi transitata in altre mani e finita non ad un criminale comune, ma ad un serial killer per libidine che per incredibile coincidenza riproduce inconsapevolmente negli anni le circostanze del primo duplice omicidio: assalti a coppie appartate in auto nella campagna toscana in notti senza luna.

La prima ipotesi regge meglio se si ammette che Natalino abbia potuto arrivare da solo alla casina bianca con la luce in facciata;

La seconda regge meglio pensando non ad un passaggio di mano, ma allo stesso assassino dal 1968 al 1985, in grado di farsi beffe dei complici e della legge. Un nome possibile c'è. Per conoscerlo, si può leggere, previa iscrizione e diritto di accesso alla sezione privata del forum "Il Mostro di Firenze" , il "documento di studio" dell'utente HaZet "La pista sarda 2.0"; o, preferendo leggere un libro tradizionale, cercando l'ottimo "Il Mostro di Firenze" dei giornalisti Cecioni-Monastra.

Personalmente, non posso che essere scettico su entrambe le ipotesi. C'è da rompercisi la testa…

26 commenti:

  1. Caro Omar
    riconosciuto che il tuo libro è splendido, devo anche dire che la tua ostinazione a non voler prendere in esame l'ipotesi dell'estraneo che avrebbe raccolto la pistola lasciata sul posto dagli assassini di Signa non è da meno!

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  2. Proviamo a pensare ai principali vantaggi di una simile soluzione, anche soltanto tre, ma ce ne sono molti altri.

    Il primo è naturalmente che non è necessario fare i salti mortali per rendere innocente chi innocente, alla luce delle prove e di semplici ragionamenti, proprio non può essere, e cioè Stefano Mele e complici (lasciamo perdere chi, per il momento).

    Il secondo è che non si rende necessario immaginare un impossibile viaggio di Natalino da solo nè tantomeno accompagnato da uno sconosciuto del quale lui non parlò mai.

    Il terzo è la spiegazione logica del perchè tutte le ricerche nell'ambito dei sardi non portarono all'individuazione del Mostro: semplicemente non c'era. Dunque i salti mortali per rendere possibile la presenza di Salvatore Vinci a Scopeti e Vicchio nonostante i controlli non sono più necessari, ad esempio.

    Dall'altra parte, che cosa impedisce di pensare ad una simile soluzione? Non certo la favola delle due scatole di proiettili, che nessuna perizia nè dimostrò nè avrebbe potuto dimostrare fossero state in tale numero. Anzi, una perizia commissionata alla casa produttrice stabilì che le scatole erano almeno tre.

    E neppure che gli assassini mai e poi mai avrebbero abbandonato la pistola sulla scena del crimine, perchè ci sono molti motivi perchè avrebbero potuto farlo. Innanzitutto quella pistola poteva non essere in grado di portare a loro, dunque il suo ritrovamento non avrebbe costituito pericolo. Ma forse, di più, poteva anche portare a qualcun altro, un capro espiatorio, o comunque un elemento atto almeno ad intorbidare le acque.

    Infine, perchè un'estraneo si sarebbe messo ad uccidere anche lui delle coppie? La particolarità della vicenda del Mostro di Firenze sta proprio qui: un delitto passionale di una coppia che dette lo spunto ad un maniaco per compierne di simili.

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  3. Antonio, intanto ricambio i complimenti per il tuo bel libro, che invito a leggere:
    http://veritamdf.blogspot.it/p/acquista-il-libro.html
    Per il resto, la tua ipotesi, ben articolata, ha un grosso problema ai miei occhi: il personaggio principale non ha la statura necessaria per impersonare il MdF. Ho approfondito molto in questo periodo la storia dei processi, anche se dubito di poterne scrivere per ragioni di cautela - e quanto ohimé ci sarebbe da scrivere sull'argomento! - e se prima potevo avere qualche dubbio sul GL nel senso da te proposto, ne esce fuori un'immagine molto diversa; non di genio del male, ma di semplice pedina in un perverso gioco di inganni orchestrato da ben altri personaggi.
    Nessuna verità in tasca, come sempre, solo opinioni fondate sullo studio delle carte, che mi riservo di approfondire. ciao, auguri.

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    1. La mia ipotesi sul passaggio della pistola ad un estraneo prescinde dall'identità del personaggio protagonista. Potrebbe essere qualsiasi, ed in questa sede mi limiterei a questo.
      A me pare che ci possano essere davvero pochi dubbi che la pistola sia stata raccolta da qualcuno che era nascosto mentre i sardi uccidevano. Natalino disse di averla vista gettare via dallo zio, Stefano Mele, mentre si stava prendendo la colpa, disse di averla gettata via. Non si capisce perchè il primo avrebbe dovuto mentire, mentre non si capisce perchè il secondo avrebbe dovuto fornire un riscontro non valido, non era suo interesse se voleva esser creduto.

      Le mie ricerche e deduzioni mi hanno portato poi a giustificare l'abbandono della pistola suo posto perchè doveva portare proprio a quello che nel momento della prima confessione Stefano Mele aveva indicato come complice e fornitore, guarda caso, della pistola. Della quale d'altra parte le ricerche dei carabinieri individuarono la probabile origine del tutto conguente con detto personaggio, che era Salvatore Vinci. Che a sua volta nell'immediato mostrò di temerne il ritrovamento, affrettandosi a dichiarare che anche il fratello aveva una pistola.
      Insomma, tutta una serie di elementi converge verso l'abbandono della pistola sulla scena del crimine, e se non fu ritrovata qualcuno dovette essersela presa, scombinando il piano dei Mele.

      Che detto personaggio si fosse poi messo ad uccidere a sua volta coppie è certamente un fatto clamoroso, ma lo sarebbe stato anche se a farlo fosse stato uno degli assassini di Signa, perchè anche in quel caso un delitto comune avrebbe dato lo spunto per altri sette delitti maniacali di modalità simili.

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    2. Ecco, tralasciando il personaggio GL l'ipotesi assume maggiore verosimiglianza. Quello che ancora non mi convince è che è un piano sgangherato; penso di averlo fatto presente in una discussione precedente. Se SV fornì la pistola al Mele e gli assassini la lasciarono sul posto affinché portasse a SV, non avrebbe automaticamente portato in seconda istanza anche a loro? Insomma, non credo che il SV si sarebbe beccata una condanna per duplice omicidio senza dire che sì la pistola l'aveva fornita lui, ma per il resto non ne sapeva nulla. Detenzione illegale contro omicidio premeditato, boh...; non ti sembra che assassini erano quelli che rischiavano di più? O mi sfugge qualcosa della tua idea?

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  4. Intanto benvisto ad Antonio, mi sei mancato. Sulla teoria in discussione, mi trovo d'accordo sul passaggio della pistola, ma come ho avuto modo di dire più volte, molto meno sul rinvenimento "occasionale" della stessa. Non solo per la questione dei proiettili, che anche in assenza di perizia dimostrativa, è a mio modo di vedere fortemente indicativa che sia nel 1968 che nel 1974 furono usati proiettili provenienti da una medesima partita o comunque già in possesso dell'autore sin dall' esordio, non vedo infatti per quale terrificante coincidenza due distinte persone abbiano scelto di usare proiettili ramati per poi una di queste abbandonarli dal 1981, se non dovessimo anche pensare che i proiettili fossero nelle mani del Mdf sin dal 1968- Se il mio ragionamento è vero, allora le probabilità che pistola e proiettili siano stati abbandonati sul posto entrambi ed entrambi recuperati occasionalmente dal futuro mostro perde di totale verosimiglianza, sia che il MDF li abbia recuperati insieme perchè insieme abbandonati , e ancor meno se in due distinti momenti dello stesso 22 agosto 1968. Il Mdf, che sia o non sia del gruppo dei sardi, ha certamente assistito all'omicidio del 1968, probabilmente come spettatore o concorrente passivo, e ha poi ricevuto la stessa notte la pistola, su questo credo siamo d'accordo tutti e tre. Come Antonio ben sà, anche per me GL resta tra i papabili, ed anzi il suo profilo psicologico per quanto a molti possa parere assurdo, è assolutamente in linea con un sk classico. Tuttavia trovo assolutamente più plausibile che non vi fosse per caso quella notte....e come ho già detto avrei delle notizie non confermabili in tal senso...che restano a me oggi suggestive ma che per vari motivi non posso riscontrare efficacemente. Detto ciò potrebbe anche essere un altro personaggio X non noto e non notabile al momento.....

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  5. Ripeto, l'estraneo potrebbe essere chiunque, il personaggio mai entrato nelle indagini, il poliziotto di Filastò, il Giancarlo Lotti di Segnini, e così via. Un'efficiente strategia per risolvere i problemi è certamente quella di individuarne le parti, ove possibile, e risolverle una alla volta, lasciatevelo dire da uno che per lavoro lo fa ormai da 40 anni...

    Quella dei proiettili di Signa e Borgo che proverrebbero dalla medesima scatola è soltanto un atto di fede, che portò Rotella a cercare il Mostro dove non è detto che fosse. Una perizia fatta dalla Winchester, e della quale purtroppo si hanno soltanto notizie giornalistiche (intervista a Gianni Bassano, La Nazione - 21 ottobre 1985, vedi emeroteca di Flanz) ci dice che i lotti dei bossoli erano almeno tre, dunque le due scatole vanno già a farsi benedire.
    La coincidenza che i proiettili fossero dei Winchester sia per Signa che per Borgo non è una coincidenza, perchè erano quelli di gran lunga più diffusi. Che fossero entrambi ramati è una coincidenza, ma di quale grado? La scelta non era mica tra venti tipologie, ma tra due soltanto. Magari chi aveva raccolto la pistola aveva anche trovato una cartuccia in canna (a Signa furono sparati soltanto otto colpi) e, non sapendo nè leggere nè scrivere, l'aveva presa a modello per comprarne altre.

    Riguardo invece l'ipotesi che la pistola, nelle intenzioni dei Mele, portasse a chi l'aveva fornita (Salvatore Vinci) è ben suffragata da due elementi: Stefano Mele l'aveva "chiamata a riscontro" delle sue dichiarazioni proprio mentre lo stava accusando di complicità. Lui, d'altra parte, con un comportamento che stupì la madre stessa, mise una pulce in un'orecchio ai carabinieri sul fratello mentre ancora non sapeva che non sarebbe mai stata ritrovata. Perchè? L'ipotesi più logica è che ne temesse il ritrovamento, e che il fratello avesse possibilità quanto lui di esserne stato il fornitore (e magari lo era stato davvero).

    Premesso che la "banda" Mele era fatta di dilettanti anche pasticcioni, nei fatti la mattina in cui Stefano fece la sua prima confessione cercarono di tirar dentro Salvatore Vinci, non ci piove. Dunque non ne temevano le accuse. Nell'ipotesi che la pistola l'avesse fornita lui, l'unica spiegazione sta nel ritenere che l'avesse data a Stefano (che comunque in galera ci doveva andare) senza sapere che l'avrebbe usata con i suoi parenti. Magari poteva immaginarselo, ma gli avrebbero creduto? In fin dei conti lui motivi per uccidere la Locci pareva averne.

    Dunque la mia ipotesi è che Salvatore avesse dato la pistola al Mele per intascare i soldi dell'assicurazione (che infatti non furono ritrovati, e nel 1985 Mele lo ammise), aizzandolo contro la moglie senza realmente immaginare che il pusillanime ometto sarebbe passato a vie di fatto. Cosa che invece accadde per l'intervento dei parenti.

    Fila tutto alla perfezione.

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  6. Prevengo Omar che sicuramente mi accuserà di estrarre dal mucchio degli elementi quelli che mi servono per sostenere la mia ipotesi. E' vero, ma d'altra parte niente di diverso può esser fatto se si vuole fornire una ricostruzione che, pur non avendo valore in un'aula di tribunale, cerca di averlo per la ragione. E' molto probabile, se non anche sicuro, che tra le mille cose dette dal Mele sia nascosta la verità. Si tratta di scegliere a ragion veduta, motivando le scelte.

    Facciamo un esempio. Quando Mele raccontò nel 1985 di aver dato 400mila lire a Salvatore Vinci in cambio della pistola e, attenzione, che il fratello non lo sapeva, secondo me disse la verità. In quel contesto non era un particolare che potesse portargli vantaggi, anzi, rispetto alla supposta partecipazione del Vinci all'agguato strideva. Per quale motivo, infatti, il Vinci si sarebbe fatto pagare per una pistola in un delitto che interessava anche lui, per di più riprendendosela anche?
    E dunque immaginare che il Mele, con la paura di tornare in galera, avesse dato fondo alle ultime verità delle quali era in possesso e che aveva taciuto non è irragionevole. Anche perchè c'è il riscontro dei soldi dell'assicurazione. Si trattava di 480mila lire, delle quali erano rimaste 25 nel borsello della Locci, 50 erano servite per saldare un debito, e le restanti erano sparite. E' credibile che le avesse davvero spese la Locci? E dove, in vacanza a Milano Marittima?

    Differente il discorso per la partecipazione del Vinci all'agguato. Non ha senso immaginare una carovana di due auto e tre persone che si dettero il cambio per sparare, ad esempio. A me pare ragionevole immaginare che il Mele, per scampare il carcere, dette a Rotella quello che Rotella in quel momento voleva: Salvatore Vinci. E dunque per me quella era una bugia.

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  7. sui proiettili, non sono riuscito a farmi un'idea chiara, ma mi sembra che nessuno ce l'abbia; soprattutto non mi è chiaro come il concetto di "lotto", cui tu giustamente fai cenno - e che riguarda la produzione - si colleghi con quello di "scatola", che riguarda la distribuzione e la vendita, una fase successiva. Mi pare di aver capito che sia i proiettili ramati sia a quelli a piombo nudo sparati dal 1981 in poi risalgano però alla stessa epoca di prodizione e già questo mi sembra significativo; come pure, l'uso, nel 1983 e 1984, di almeno un proiettile ramato in mezzo a quelli a piombo nudo.
    SV aveva anche altri motivi di indirizzare verso il fratello nel 1968, oltre che pararsi il di dietro in vista del ritrovamento della pistola; l'astio, la gelosia (non dimentichiamo che era tornato lui pure ad essere amante della Locci), o anche semplicemente la convinzione, peraltro generale, che il fratello fosse il vero assassino (e che fosse in possesso di una pistola è ragionevolmente certo).
    OT, su cosa stai lavorando, se me lo vuoi anticipare... :-)

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  8. non avevo letto il commento precedente, prima di rispondere. Aggiungo che sull'implicazione tardiva e forzata dall'inquisizione di SV sulla scena del delitto sono perfettamente d'accordo e l'ho scritto. Sul fatto dei soldi, forse c'è qualche informazione in più, che non avevo all'atto della stesura del libro, mi riservo di tornarci su a ragion veduta.

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  9. un saluto a i partecipanti,

    dei commenti letti qui fin ora, trovo particolarmente significativo uno spunto segnalato da Omar:
    [citaz]
    "Se SV fornì la pistola al Mele e gli assassini la lasciarono sul posto affinché portasse a SV, non avrebbe automaticamente portato in seconda istanza anche a loro? Insomma, non credo che il SV si sarebbe beccata una condanna per duplice omicidio senza dire che sì la pistola l'aveva fornita lui, ma per il resto non ne sapeva nulla."
    [fine citaz]

    Tutte le persone che "parteciparono" al duplice delitto di Signa, avevano da perderci qualcosa dal ritrovamento in loco dell'arma e/o dall'arresto di uno dei partecipanti. anche un mero fornitore dell'arma

    da un arma, si può sempre risalire (luogo e data di vendita/sparizione), e non è poco
    da un complice arrestato, può sempre succedere che crolli/"canti".
    ma se per il complice, non c'è nulla da fare e il rischio è parte della complicità stessa e della fiducia che in lui si ripone, per l'arma invece qualcosa da fare c'è:

    - distruggerla o buttarla (ma in un posto non connesso con la scena del crimine e duqnue lontano)

    sappiamo però che l'arma non venne distrutta.

    non resta che immaginare che:
    - venne buttata in loco
    - venne portata via per essere distrutta
    (- venne portata via per essere poi venduta/regalata è un totale controsenso, così assurdo che al momento preferirei tralasciare)

    ma se per il secondo caso vale quanto da me scritto (ossia che chi aveva l'incarico di distruggerla non lo fece, ingannando così i suoi complici)
    nel primo caso non si capisce perchè l'arma non sarebbe stata tirata nel ruscello che li accanto a due passi scorreva (ha senso non buttarla nel fiume solo se vuoi che venga ritrovata)
    se fosse stata tirata in acqua, nessun "casuale ed estraneo osservatore" del delitto, al buio di notte avrebbe potuto ritrovarla.
    fisicamnete impossibile.

    Ma se non fosse stata tirata in acqua del ruscello, si tornerebbe all'obiezione iniziale sollevata da Omar: assurdo incastrare uno che appena gli metti le manette fa il tuo nome.

    quindi, anche in questo caso, per esclusione logica non resta che l'opzione dell'inganno nei confronti degli ex-complici.

    cosa tra l'altro che ha proprio una forte valenza logica se si vede in quella figura X incaricata di distruggere l'arma (ma che non lo fa), proprio solo ed esclusivamente il nome citato da Omar: SV

    [sorry, devovo tagliare il resto organico del commento pe rl alimitazione del numero di cartatteri nei commenti]

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  10. Chi dice che i complici del Mele avessero paura di essere denunciati da Salvatore Vinci, se questi non aveva partecipato ma aveva soltanto fornito la pistola al Mele ? La dimostrazione che non avevano paura sta proprio nella versione che la mattina del 23 Stefano Mele fornì ai carabinieri, accusandosi e accusando di complicità proprio SV. Che il suo racconto fosse stato frutto di un accordo con i suoi parenti è dimostrato dal fatto che lui, la sera prima, aveva preparato Natalino ad accusare Francesco Vinci, naturalmente tirandosi fuori. Quelli lo volevano mandare in galera, e temendo l'incredulità delle forze dell'ordine per un delitto che da solo non sarebbe mai stato capace di organizzare, volevano fargli coinvolgere Salvatore Vinci. Il quale, avendo fornito la pistola (che probabilmente avrebbe portato a lui), era nella cacca.
    La spiegazione del risentimento per le sue insinuazioni verso il fratello non regge, proprio la sera prima del delitto i due erano stati assieme, dunque non vedo questo odio dove stesse. Addirittura quando Francesco se n'era andato via dal bar Salvatore gli aveva detto a voce alta "Devi vedere la Locci?". Ed in effetti tutto il risentimento di Salvatore sparì appena si rese conto che la pistola non si trovava.

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    1. Ciao Antonio,
      su Signa concordiamo su molti punti ( la preparazione di Natalino, etc). Forse con le dovute differenze di sfumature (ilpiano per accusare il FV), e su altri, ovviamente, la vediamo differentemente.

      confessione del 23:
      questa, io la leggo come o un mix di calcolo/imbeccata avuta proprio dal complice-deus ex machina SV (se ti beccano fai subito il mio nome e ritratta, così ne esco in fretta e puntiamo "sull'estraneo" FV), o ben più probabilmente, il semplice momentaneo crollare sotto l'impatto di un interrogatorio (il primo!) sotto il sospetto/accusa di essere un omicida.
      Ricordiamoci che il SM non è certo un delinquente incallito e che un interrogatorio mette sotto pressione (un mezzo oligofrenico per di più).

      sulla paura di essere denunciati:
      se tu cerchi far incastrare uno per omicidio, e questi sa che a te ha venduto l'arma del delitto: lo "canta" proprio per tirarsi fuori dal guaio grande (l'omicidio), anche a costo di beccarsi la condanna per il reato piccolo (vendita illegale arma).
      quindi non regge immaginare che i complici del SM non avessero paura del SV se cercavano di incastrarlo con lui estraneo.
      Il fatto che dopo aver fatto il nome di SV, il SM faccia di tutto, lacrime comprese, per scagionarlo al limite gioca proprio in questa direzione: SM si accorge di aver svaccato (per le pressioni dell'interrogatorio) e fa di tutto (bene e in fretta) per rimediare all'errore.
      e per rimediare all'errore, a quel punto non può che giocarsela che con la carta del fratello FV (ormai quel cognome l'ha detto)... cosa che poi continuerà sempre a ribadire perchè se non crolla tutto il castello.

      imho, eh ! :)

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    2. La sera prima del 23 Stefano Mele aveva preparato una storia nella quale l'assassino era Francesco Vinci, come si deduce dalle parole di Natalino. I due erano stati assieme per l'ultima volta, per cui soltanto quella potè essere l'occasione nella quale il Mele chiese al figlio di dire di aver visto Francesco.
      Quella storia probabilmente uscì tal quale ben 14 anni dopo, quando gli inquirenti tornarono ad interrogare il Mele.
      Ma il 23 il Mele accusò Salvatore e sè stesso. Fu lui a cambiare idea? Non pare un caso se quella mattina con lui c'erano i due cognati. E non dimentichiamo che Natalino avrebbe detto che lo zio Piero voleva fargli dire di aver visto "Salvatore tra le canne". Non dimentichiamo neppure che Natalino disse di aver visto lo zio Piero sulla scena del crimine, e di averlo visto gettar via la pistola.

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    3. "Ma il 23 il Mele accusò Salvatore e sè stesso. Fu lui a cambiare idea? Non pare un caso se quella mattina con lui c'erano i due cognati. E non dimentichiamo che Natalino avrebbe detto che lo zio Piero voleva fargli dire di aver visto "Salvatore tra le canne".

      si è vero, ma ci sono due punti che non mi tornano in merito.

      1° "Natalino avrebbe detto he lo zio Piero voleva fargli dire di aver visto "Salvatore tra le canne":
      questa è una cosa che accadrà solo in seguito.
      Dunque non può escludere che invece il SM faccia il nome di SV perchè sbarella sotto la pressione dlel'interrogatorio, e che solo poi (molto post completa ritrattazione avvenuta) qualcun altro cerchi di imbeccare in tal senso il NM (ma a quale scopo non si capisce più, visto che dalla ritrattazione il SM per anni il SV non lo tira più in ballo e punta tutto sul fratello)

      2° con tutte le pressioni subite dal NM, purtroppo quelle frasi (come altre) diventano un pò un elastico che si può tirare dalla parte che più serve a seconda di cosa si sostiene (vale anche per me ovviamnete).
      indubbiamente dette e quindi non si può fare a meno di citarle ed usarle nei ragionamenti, ma solo in modo light direi.


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  11. Riguardo i proiettili, niente poteva dare la completa garanzia che due bossoli provenissero dalla medesima scatola da 50. Però valeva in larga misura il contrario, si poteva cioè stabilire che due bossoli non provenivano dalla stessa scatola. Sarebbe stato facile se le impronte a forma di H fossero state impresse da punzoni derivati da matrici multiple, per forza differenti tra loro perchè incise a mano. Ma pare che nel caso dei bossoli del Mostro la matrice fosse unica e dismessa prima del 68.
    Allora si doveva guardare la nitidezza dell'impronta, variabile in funzione del consumo del punzone, che dopo un po' veniva sostituito. E' evidente che due bossoli con impronte di nitidezza del tutto dissimile quasi sicuramente non erano stati impressi in sequenza, dunque provenivano da scatole differenti.
    Al contrario, due impronte di nitidezza simile non assicuravano affatto l'appartenenza dei due bossoli ad una stessa scatola da 50, perchè la velocità di consumo dei punzoni rendeva sufficientemente simili le impronte di molti più di 50 bossoli, qualche centinaio, qualche migliaio forse, chi lo sa.
    In ogni caso si può sicuramente dire che la storia delle due sole scatole è una favola.

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  12. Ho dimenticato di scrivere che i punzoni venivano ricavati dalla matrice, portando in sè ogni imperfezione di essa.
    Quando Bassano scrive che i lotti delle cartucce sparati negli otto delitti sono almeno tre credo proprio si riferisca a tre gruppi con nitidezze della H differenti tra loro. Ora, è chiaro che nei tre gruppi ce ne stanno due ramati e uno a piombo nudo, oppure uno ramato e due a piombo nudo. La mia ipotesi è che il mostro dall'81 in avanti sparò soltanto le cartucce che aveva senza comprarne altre, perchè era pericoloso farlo (e quando smise la scatola era quasi finita). Dunque io credo che un gruppo dei tre sia relativo alle cartucce a piombo nudo, e gli altri due siano di cartucce ramate. Laciatemi concludere che molto probabilmente uno era quello delle cartucce di Signa e uno delle cartucce di Borgo.

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    1. La casa costruttrice Winchester informò che il processo di produzione dei bossoli avveniva per il tramite di una macchina automatica, che imprimeva la lettera "H" su numerosi bossoli in un'unica operazione di punzonatura (almeno 20 alla volta).
      I punzoni utilizzati per colpire i fondelli dei bossoli venivano ricavati da un'unica matrice e ogni singolo punzone aveva una vita operativa di svariate centinaia di migliaia di cicli di punzonatura.
      Questi bossoli vengono utilizzati per assemblare cartucce i cui lotti, in base alla normativa C.I.P., non avrebbero dovuto superare il numero di 1.500.000 pezzi ciascuno.
      Da queste considerazioni si ebbe la conferma che bossoli punzonati con i punzoni generati da una medesima matrice venivano utilizzati per allestire lotti diversi di cartucce e che, nello stesso lotto di cartucce, si potevano avere bossoli prodotti da punzoni realizzati da matrici diverse.

      fonte:
      http://mostro-di-firenze.blogspot.com/2009/03/processo-pacciani-studio-della-lettera.html

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  13. Ritornando a Salvatore Vinci e ai Mele, se non mi sono spiegato bene lo faccio adesso: A mio parere Salvatore Vinci non sapeva nulla del delitto, non sapeva chi aveva partecipato, poteva soltanto immaginarlo, ma forse neppure. fatto sta che i Mele sembra proprio che non avessero paura di quello che poteva dire, altrimenti non avrebbero indotto Stefano a tirarlo dentro.

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    1. si, lo avevo capito. ma visto che lo specifici... mi limito a far presente che io non trovo traccia concreta del fatto che i Mele "avrebbero indotto Stefano a tirarlo [SV] dentro." [citaz.].
      maggiori delucidazioni in merito? magari mi sfugge qualche aspetto.

      SM fa quel nome [SV] solo agli inizi inizi, e sotto la mai prima provata pressione di un interrogatorio come indiziato di duplice omicidio.
      E poi, subito, nel giro di ore fa di tutto per rinnegare quello che ha appena detto sul suo conto.
      ma non solo: proprio sul conto di quella persona: tace per anni e anni particolari particolarmente significativi.
      Io non rieco a leggere questo come un tentativo di incastrare un SV estraneo (cosa che invece ben appare col nome del fratello, FV)

      l'altra cosa, ma almeno su quella credo che concordiamo, è il notare come cmq il SM faccia già fin dagli inizi di tutto per non tirare in mezzo nessuno della sua cerchia familiare (cosa tra l'altro assai comprensibile anche solo a livello umano). ci vorrà il ritrovamente del famoso biglietto per fargli smuovere un pò le acque in tal senso. e dovrà passare poi altro tempo per la "confessione" sui suoi rapporti particolari e segreti col SV (cosa raccontata per altre ragioni)

      hzt

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  14. Omar, rispondo alla tua domanda. Sto lavorando ad un esame di tutta la vicenda in ordine cronologico. In questo momento sono alle prese con le malefatte del duo GL-MG, alleati naturali per una causa comune.

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  15. da paura...
    peccato affaticarsi in due (e più, a dire il vero) sulle stesse cose, ma visto il tuo ben noto caratteraccio non ti propongo collaborazioni :-)
    un sincero "in bocca al lupo"!

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    1. Grazie della tacita proposta, penso che due vecchietti come noi potrebbero dire la loro. Purtroppo, se per gran parte del percorso credo proprio che potremmo andare assieme, c'è Giancarlo Lotti a dividerci... Sono troppo sicuro che il Mostro era lui, lo confesso.

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  16. @Omar
    rileggendo il tuo articolo, mi tocca segnalarti una "imprecisione".
    quando scrivi:
    [citazione] "La seconda regge meglio pensando non ad un passaggio di mano, ma allo stesso assassino dal 1968 al 1985, in grado di farsi beffe dei complici e della legge. Un nome possibile c'è. Per conoscerlo, si può leggere, previa iscrizione e diritto di accesso alla sezione privata del forum "Il Mostro di Firenze" , il "documento di studio" dell'utente HaZet "La pista sarda 2.0" [fine citazione]

    non che la cosa non possa essere ipotizzata, però non è quello che io ho scritto presentandolo nel libro.

    Secondo tale versione, il "signor X" che a fine delitto conserva invece di distruggere l'arma ingannando i suoi complici: non è chi realmente spara quella notte (probabilità bassissima).
    Nè, per precisione, può essere già considerato un sk (nemmeno in potenza prossima ad esplodere; nè l'arma viene da lui conservata a tal specifico fine, sul momento).

    può sembrae una sottigliezza, ma secondo la mia ricostruzione ipotizzata, non lo è affatto, anzi: è una differenza di grande peso perchè permette una chiave di lettura altrimenti impossibile ad accedervi con base di plausibilità (imho)

    Per il resto:
    complimenti per l'ottimo lavoro di ricerca che stai facendo e hai fatto [idem per Segnini, ovvio]

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  17. sì, vero. Purtroppo ci sono così tante variabili che a volte non è possibile condensare il tutto in una frase. Cerco di essere conciso, soprattutto in un blog, in cui il livello di attenzione del lettore è notoriamente basso, ma può andare a discapito della precisione.
    Sulla tua ipotesi farò prossimamente qualche osservazione direttamente sul Forum. Ciao

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  18. si tranquillo non mi offendo e capisco assai bene il problema del "condensare" info

    Nota: oh si, back on forum... così mi evito la rottura di pupille dei captcha :)

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