Anche nel processo di appello il consigliere relatore non
sembra conoscere (o, meglio, preferisce ignorare) la versione alternativa fornita
da Valdemaro Pucci:
questo
Lotti a sua volta, si viene a scoprire, ed era ora, siamo nel '96, se ne
accorgono nel '96, di queste cose che il Lotti, aveva rapporti di amicizia e
continua frequentazione con tal Pucci Ferdinando,
con il quale aveva l'abitudine, che secondo il fratello del Pucci sarebbe sana,
di recarsi ogni domenica, qui, di venire qui a Firenze per andare a prostitute,
poi vi dirò perché il fratello dice che sarebbe sana questa abitudine. Questo
Pucci aveva rotto inopinatamente ogni rapporto con il Lotti nel 1985,
suscitando le meraviglie della donna dalla quale loro andavano la domenica, che
si chiama, che si chiamava e si chiama (…)
Il Procuratore Generale Propato si fa però venire
dei dubbi:
Pucci, dice: "io non ho voluto avere a che fare più
nulla con Lotti" ma in un altro momento dice: "il Lotti mi ha parlato degli altri
omicidi dopo gli Scopeti". Questo la dice lunga sui rapporti che
continuavano ad esserci tra Pucci e Lotti. (udienza del 20 maggio 1999)
Tuttavia
la sentenza di appello torna a confermare la versione accolta per buona in I
grado: da quel momento (si intende: delitto
di Scopeti) il Pucci rompeva ogni rapporto con il Lotti con il quale non si
incontrava più.
Di fronte ad una versione che sembra credibile di
Valdemaro Pucci, di una molto più debole di Fernando Pucci e di una mancata
spiegazione da parte di Giancarlo Lotti, che rivela la sua abituale ambiguità,
tutta la questione rimane estremamente incerta, pur rivestendo, nell'ottica
della ricostruzione ufficiale dei fatti, un'importanza notevole.
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