giovedì 13 marzo 2014

Lo "zio Piero"

Torno a scrivere qualcosa sul caso del Mostro di Firenze, avendo terminato il diverso lavoro che mi ha impegnato quasi a tempo pieno nell'ultimo mese...


Intorno al racconto di Natalino sul fantomatico zio Piero, nel libro avevo scritto che "a parte alcune testimonianze vaghe e probabilmente interessate, sembra proprio che il nome venga fatto quando il bambino, circa un mese dopo il delitto, è già ricoverato nell’Istituto “Vittorio Veneto”, quindi al di fuori dell’influenza diretta dei familiari". Flanz Vinci mi fa notare che la deposizione del M.llo Ferrero al processo del 1970, sintetizzata nella sentenza Rotella, può anche essere intesa in altro modo; ossia nel senso che nell'immediatezza Natalino abbia parlato (senz'altro indotto da altri) di "Salvatore tra le canne" e che il riferimento allo zio Piero sia avvenuto solo negli interrogatori dell'aprile 69, ai quali partecipò anche Ferrero. E' senz'altro possibile; anche se a me sembra, dal tenore degli interrogatori, che quando il bambino viene escusso la prima volta il 21 aprile 1969 abbia già riferito (a Ferrero, ma non è chiaro quando) la presenza sul luogo del delitto dello "zio Piero".

Ciò detto, se il nome venisse effettivamente fuori solo dopo mesi dall'accaduto, cosa potrebbe significare? Andare più nel senso di una fantasia autoalimentata o di un ricordo parzialmente rimosso che riaffiora? E se è un ricordo, è uno zio autentico o uno zio di quelli che erano soliti accompagnare la mamma e che, casualmente, porta lo stesso nome di due zii realmente esistenti?

Sia come sia, il personaggio dello "zio Piero" rimane, come ho scritto, "una pagliuzza (o forse una trave) nell'occhio di chi guarda l'omicidio di Signa".

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